Tra tipicita', abbinamenti e primati
‘Il vino è il canto della terra verso il cielo’ (Luigi Veronelli).
Ed ogni terra ha il proprio.
Parliamo di vitigni o, meglio, di vitigni autoctoni: coltivati nell’area di origine e lì diffusi

- quindi non trapiantati in altre zone - e caratterizzati da specifiche proprietà organolettiche.

In questo contesto, l’Italia occupa un posto d’onore. Il nostro Paese, infatti, vanta più di 300 vitigni coltivabili, molti dei quali sono autoctoni.
Per conoscere almeno un po’ questo mondo d’eccellenza tutta italiana, partiamo, quindi, per un breve tour in tre tappe, tra i vitigni e i vini di spicco della tradizione vitivinicola tricolore.
 
Partiamo dal Nord e ci fermiamo in Piemonte, dove La Barbera (tradizionalmente indicato al femminile, nella sua regione) è il vitigno autoctono a bacca rossa più diffuso e coltivato.
Si tratta di un vitigno che produce uve di grande acidità fissa, le quali danno vita ad un’ampia gamma di vini rossi. Tra questi, il re dei colli piacentini: il Gutturnio. Rosso – fermo o frizzante – prodotto da uve Barbera (in percentuale compresa tra 55 e 70%) e Croatina – ovvero Bonarda – (in quantità variabile da 30 a 45%) è stato tra i primi vini italiani a ricevere la denominazione di origine controllata (DOC).
Qualche suggerimento d’impiego? In versione ferma, si abbina alle carni, in particolare grigliate, arrosti e bolliti. Frizzante, accompagna bene salumi e formaggi (se regionali, meglio ancora) e primi piatti della tradizione piacentina (uno su tutti, Pisarei e fasö).
 
Ci spostiamo al Centro Italia, uno dei vitigni autoctoni abruzzesi di maggiore importanza è il Montepulciano, presente nella regione dal lontano Settecento e dalle cui uve viene prodotto il vino Montepulciano d’Abruzzo.
DOC portabandiera dei vini regionali, è un rosso rubino dal profumo di fiori, spezie e frutti rossi.
Da servire ad una temperatura di 16-18 gradi, in accompagnamento a carni rosse o selvaggina.
 
Chiudiamo il viaggio al Sud, sostando in Sicilia. Qui, il vitigno a bacca nera più rinomato è il Nero d’Avola. Conosciuto anche come ‘Calabrese’ (nome che, però, non deve ingannare circa la provenienza), produce vini rossi diversi per zona di coltivazione della vite di provenienza, dunque, gli abbinamenti con i piatti variano sulla base delle diverse tipologie di vino. In generale, le uve di Nero d’Avola conferiscono al vino un carattere robusto e corposo.
 
Per concludere il tour d’Italia in tre tappe, un appunto sulla produzione di vino nel nostro Paese.
Secondo le analisi di fine estate eseguite da Coldiretti, i numeri parlano chiaro: con 44 milioni di ettolitri annui, l’Italia ruba il primato ai cugini francesi da 43,5 milioni di ettolitri all’anno e, nel 2013, si attesta primo Paese produttore di vino al mondo.